Marco Gazzola, la volpe del deserto
L’emozione allo stato puro. Quando corre attraverso il deserto e supera con grande disinvoltura tratti anche estremi, talvolta stupisce pure se stesso... Marco Gazzola, podista di Bellinzona, valica le frontiere di uno sport incredibile, unico. “Il deserto ti coinvolge – dice Marco – e sono contento di averlo sfidato. È un’esperienza che va al di là del risultato, anche se chiaramente sono orgoglioso dei piazzamenti che ho conquistato in Marocco e in Libia”.
La sfida della Marathon des Sables, un’esperienza per soli duri
La Marathon des Sables (con quasi 800 partecipanti!) è senza ombra di dubbio una delle gare più massacranti, che si snoda fra le dune del deserto del Sahara marocchino. Ben 221 km da percorrere in sei tappe, una prova di resistenza al limite delle possibilità. E alla sua prima partecipazione, come detto, ha conquistato un sensazionale tredicesimo posto finale.
Un risultato incredibile, “come incredibile è stata l’emozione che ho provato gareggiando al fianco di altri atleti con i quali ho potuto confrontarmi non soltanto sul piano sportivo ma anche su quello umano”.
Gare di questo tipo sanno offrire una sensazione davvero particolare: “Indubbiamente perché sei tu immerso nel silenzio di una natura che sembra davvero “dialogare” con l’atleta. Un’esperienza davvero affascinante, stupenda, unica nel suo genere, anche perché per affrontarla ho dovuto prepararmi in modo oculato. Oltre all’aspetto fisico ho dovuto curare anche quello mentale e alimentare, visto che dovevamo essere autosufficienti. In uno zainetto custodivamo tutto quanto ci occorreva fino alla fine, compresi i medicamenti. L’aspetto alimentare è stato fondamentale, anche perché a questi livelli e con le condizioni meteo particolari (temperatura a 40 gradi, con il rischio di disidratazione) è facile perdere energie”.
La domanda sorge spontanea: quanto deve consumare un atleta per reggere il passo fino all’ultimo? “Fortunatamente l’acqua è fornita dagli organizzatori, calcolata tra i 9 e i 10 litri e mezzo al giorno per partecipante. Inoltre durante i sette giorni di gara (sei frazioni tra 12 km e i 70,5 km) c’è l’obbligo di consumare globalmente 14 mila calorie, un minimo di 2000 calorie al giorno. Sembrava impossibile ma sono riuscito a resistere e ad arrivare fino in fondo”.
Mai avuto crisi durante la gara? “Francamente avevo un certo timore perché ero al debutto e si trattava di un salto nel… buio. Non ho gareggiato unicamente per il risultato, semplicemente ho vissuto alla giornata, cercando di correre in modo regolare. Non ho avuto particolari problemi, anche se c’è stato un momento dove ho avvertito dei problemi durante la tappa-maratona di 42 km, in cui non riuscivo più ad assimilare né liquidi né solidi. Sono arrivato al traguardo al limite, ma ho comunque recuperato subito ed ho potuto poi concludere al meglio la competizione”.
Splendida vittoria nel deserto della Libia!
Dopo la Marathon des Sables Marco Gazzola ha voluto sfidare nuovamente il deserto, ottenendo una straordinaria vittoria nella Maratona dell’Akakus in Libia. “È stata una grossa soddisfazione – dice – ma è stata un’esperienza fantastica sotto tutti i punti di vista in un paesaggio splendido. Sono contento di aver scelto nuovamente il deserto”. Ma Marco Gazzola non si ferma evidentemente ad una stagione eccezionale. Ha nuovi progetti, nuove ambizioni, nuove gare ancor più entusiasmanti: “… in ogni angolo della terra. Il mio obiettivo per il 2008 è quindi di scoprire altri mondi, di conoscere altri paesi, i loro costumi, il loro modo di vivere”.
Un consiglio per i giovani che vogliono avvicinarsi a questo sport estremo? “Di prepararsi in modo adeguato e di affrontare gradualmente delle prove podistiche che permettano di fare sempre più… fiato. Bisogna abituare il corpo a questi sforzi e questo è possibile soltanto con una specifica ed approfondita preparazione”.
Nelle gare estreme, come quelle nel deserto, ma anche nelle prove in montagna, nella natura alpina, si prova una gioia unica: “Acquisisci una ricchezza interiore che sicuramente ti permette di conoscere meglio te stesso. Il deserto ti dà la sensazione di essere inghiottito dalla solitudine, immerso in uno spazio vastissimo, quasi eterno, dove stenti a vedere l’orizzonte. Il bello di queste gare è che alla fine è l’atleta che vince contro se stesso. Il risultato sportivo arriva fino ad un certo punto. Ci sono gli avversari, questo è vero, ma il primo rivale di te stesso sei tu”.